giovedì 12 gennaio 2012 – Auditorium Gazzoli, Terni (ore 21)

GEGÈ TELESFORO QUINTET  “SO COOL”

GEGÈ TELESFORO, voce e percussioniDOMENICO SANNA , pianoforte
ALFONSO DEIDDA
, sassofoni, flautoGIUSEPPE BASSI, contrabbassoMARCO VALERI, batteria

Gegè Telesforo, in tournée con alcuni fra i più quotati professionisti del jazz italiano, giunge a Terni in esclusiva regionale per Visioninmusica. Il suo concerto è un vero e proprio spettacolo in musica che propone dal vivo la recente pubblicazione discografica “So Cool”, eccellente lavoro che ha raccolto consensi di critica e pubblico e con il quale ha partecipato alla rassegna “The Best of Italian Jazz in Shanghai” in occasione dell’Expo universale nell’ottobre 2010. Considerato uno dei migliori specialisti dello scat – tecnica vocale propria della musica jazz che consiste nell’improvvisare melodie su sillabe onomatopeiche – Gegè Telesforo è stato vincitore del Jazzit Award 2010 come miglior voce maschile jazz. Al suo fianco si esibiscono: Giuseppe Bassi al contrabbasso, Marco Valeri alla batteria, Domenico Sanna al pianoforte e Alfonso Deidda al sax, flauto e voce.
GEGÈ TELESFORO
Cantante, percussionista, polistrumentista, producer (per la serie Groove Master Edition by Go Jazz), ma anche giornalista, conduttore radio-televisivo, entertainer, Gegè Telesforo rappresenta una figura professionale dai mille contorni e dalle altrettante sfumature. Il minimo comune denominatore delle sue molteplici attività è la musica, a cui dedica ogni energia. Nato artisticamente con Renzo Arbore, che ne ha scoperto le incredibili doti vocali, Telesforo ha saputo individuare nel corso degli anni una propria dimensione artistica che ha nello scat il suo il fulcro. Riscoprendo un’arte considerata di nicchia all’estero, e da noi praticamente priva di tradizione, il vocalist foggiano ha saputo raccogliere attorno a sé il meglio della scena fusion: sin dagli indimenticabili concerti in cui, alla metà degli anni Ottanta, si cimentava nell’arrangiare con somma maestria vecchi standard del jazz, con passaggi di alto virtuosismo e trovate armoniche originali.
In seguito ha saputo affermarsi anche all’estero, duettando in più occasioni con Jon Hendricks, Dizzy Gillespie, Clark Terry, Dee Dee Bridgewater e molti altri. Negli Stati Uniti, grazie al sodalizio con Ben Sidran – pianista, cantante e raffinatissimo critico musicale – Gegè Telesforo ha trovato una seconda patria, collaborando con i musicisti più in voga e incidendo i suoi dischi nello studio di registrazione di Prince. Ha inoltre saputo esportare la sua personalità artistica anche in Giappone, dove ha collezionato una serie impressionante di concerti “sold out”. Da qualche anno la sua ricerca musicale è indirizzata verso un funk aggressivo e purissimo, in cui gli elementi jazzistici e improvvisativi si saldano a una rigorosa e infallibile concezione ritmica dominata dal “groove”. Nel 2002 pubblica il cd dal titolo “We couldn’t be happier…” – featuring PureFunklive – per l’etichetta americana Go Jazz, per la quale produce anche: 3 from the Ghetto, Capital Groove Master, Opopomoz Blues, The Groove Master compilation, Love and other contradictions.
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sito web: Gegè Telesforo

venerdì 27 gennaio 2012 – Auditorium Gazzoli, Terni (ore 21)

SIMONA BENCINI & L.M.G. QUARTET
“SPREADING LOVE”

SIMONA BENCINI, voce
MARIO ROSINI
, contrabbassoGAETANO PARTIPILO, chitarra
GIUSEPPE BASSI
, contrabbassoMIMMO CAMPANALE, sax contralto


Il 22 febbraio 2011 è stato presentato al Blue Note di Milano “Spreading Love”, il primo disco jazz di Simona Bencini & L.M.G. Quartet, pubblicato dalla GrooveMasterEdition e distribuito da Egea. Si tratta di un disco in cui il jazz tradizionale si coniuga con le sonorità della world music. Il filo conduttore è la voce soul calda ed elegante di Simona Bencini. Gli altri “ingredienti” di questo nuovo progetto, inizialmente nato come un live-tribute a Duke Ellington, sono presentati qui di seguito. Mario Rosini, al piano, si concede incursioni vocali sapientemente dosate e per questo ancora più sorprendenti. La sezione ritmica è affidata a due musicisti di ricca esperienza e creatività: Mimmo Campanale alla batteria e Giuseppe Bassi al contrabbasso. Recentemente si è aggiunto alla formazione anche l’ottimo sassofonista Gaetano Partipilo. Il loro repertorio comprende celebri standard come “The man I love”, “You don’t know what love is” e “Solitude”, che grazie ad arrangiamenti originali sorprendono il “palato” dell’ascoltatore con un sapore tutto nuovo, e brani inediti come “Spreading love”, “Capoeira”, l’intensa ballad “Stay” in duetto con Rosini e “When you told me goodbye”. Pregevole la rilettura di “Geraldine” degli Yellow Jackets che compare per la prima volta con un testo scritto dalla Bencini e dedicato alla figlia Sofia Jasmine.

SIMONA BENCINI
Simona Bencini è cresciuta in una famiglia di tradizioni musicali. Nel 1990 incontra i Dirotta su Cuba, gruppo fiorentino formato da Rossano Gentili e Stefano De Donato. I Dirotta sono una band che unisce il funk d’oltreoceano a quello italiano, generando un mix di successo. L’album di debutto “Dirotta su Cuba” (1995) ottiene il disco di platino e il lancio di ben cinque singoli, portando il gruppo al Festival di Sanremo del 1997 col brano “È andata così”, con l’armonicista Toots Thielemans come ospite d’eccezione. Simona tornerà al Festival come solista nel 2006 con “Tempesta” (musica di Elisa e testo della stessa Simona). Nel 2010 il regista Massimo Romeo Piparo la seleziona per interpretare Mary Magdalene nel musical Jesus Christ Superstar, in scena in tutti i più importanti teatri italiani dall’ottobre 2010 al febbraio 2011. Con “Spreading Love” è iniziata per Simona una nuova avventura all’insegna del jazz.
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sito web: Simona Bencini

giovedì 9 febbraio 2012 – Auditorium Gazzoli, Terni (ore 21)

FABRIZIO BOSSO & JAVIER GIROTTO LATIN MOOD:
“VAMOS”

FABRIZIO BOSSO, tromba e flicornoJAVIER GIROTTO, sassofoni e percussioni
NATALIO MANGALAVITE,
pianoforte e voceLUCA BULGARELLI, basso elettrico
LORENZO TUCCI,
batteriaBRUNO MARCOZZI, percussioni

Gli astronomi hanno scoperto un sestetto di stelle di rara bellezza, nascoste dietro un apparentemente minuscolo punto di luce. Messo in piedi in occasione di un’edizione del “Brianza Open Jazz Festival”, l’ensemble “Latin Mood” si avvale di due figure leader: da un lato il torinese Fabrizio Bosso, dall’altro l’argentino, ma italiano d’adozione, Javier Girotto. S’incontrano così, nel terreno fertile dell’improvvisazione e del jazz, estetiche apparentemente lontane: l’hard bop di cui Bosso è alfiere indiscusso e le atmosfere latine e le ritmiche sudamericane di Girotto. In realtà ognuno di loro ha spesso dimostrato affinità e interessi nell’ambito espressivo dell’altro, riuscendo a esprimere, all’interno di questa formazione, una sintesi sonora completa che mescola abilmente linguaggi sonori differenti. Il frutto di questa collaborazione si è concretizzato in un esordio discografico, sottoscritto dalla Blue Note Italia, dal titolo “Sol” (addirittura impreziosito dalla presenza di Raul Midón). Musica coinvolgente, a tratti ballabile, da cui si viene presto contagiati e di cui è facile innamorarsi. Brani originali firmati da Javier Girotto, Natalio Mangalavite e Fabrizio Bosso. Al basso elettrico c’è Luca Bulgarelli; completano l’organico la batteria di Lorenzo Tucci e le percussioni di Bruno Marcozzi. La formazione è dunque di prima qualità: ci sia da inventare o da assecondare il clima suggerito di volta in volta da Bosso o da Girotto, la creativa tribù funziona a meraviglia: è un eccellente combo formato da ottimi solisti.
Struggenti gli assolo dei due fiati, ma incredibile è anche l’energia e il divertimento che permea l’intero lavoro e ancor di più il trascinante set dal vivo. In corso d’opera gli scenari si moltiplicano e trovano spazio tango, milonga, chacarera e candombe. Nessun esotismo è gratuito: tutte le ritmiche risplendono in chiave jazzistica, vivificate dall’intervento colmo di amore e curiosità per un idioma, quello latino, che da sempre qualifica l’arte dei protagonisti di questo concerto. Di prossima uscita il nuovo disco del sestetto: “Vamos”.

FABRIZIO BOSSO
Ha iniziato a suonare la tromba a 5 anni. A 15 era già diplomato al conservatorio G. Verdi di Torino. Coltivando di continuo gli interessi per la musica di estrazione colta si è accostato al jazz. Un richiamo forte, suadente, a cui il torinese non ha saputo reagire. Tecnicamente impeccabile, ciò che più colpisce di Fabrizio è la creazione di una grafia personale, in cui il colore e la dinamica del suono non sono mai scontati, il senso dello swing è spinto agli eccessi, la tensione creativa è costante anche nell’interpretazione di standard. Oltre ad aver svolto attività concertistica sotto la direzione di George Russell, Mike Gibbs, Kenny Wheeler, Dave Liebman, Carla Bley e Steve Coleman, è stato anche reclutato da Charlie Haden per alcune tappe del tour di un album della Liberation Music Orchestra. Nel 1999 viene votato come Miglior nuovo talento del jazz italiano dal referendum della rivista Musica Jazz, e negli anni .collabora stabilmente nei gruppi di Salvatore Bonafede, Giovanni Mazzarino ed Enrico Pieranunzi Sono proprio gli ultimi anni a incoronare Fabrizio come uno dei più grandi musicisti italiani. Dapprima il successo nel 2007 di quello che è considerato il suo esordio da leader per la casa discografica importante, la Blue Note / Emi Italia, “You’ve Changed”, realizzato con il suo quartetto stabile e un’orchestra di tredici archi, la Bim String Orchestra diretta da Paolo Silvestri. Inoltre la partecipazione al successo di “Trouble Shootin’”, bel disco di Stefano Di Battista .con il quale ha realizzato importanti tournée in Europa. Nel 2008 invece, oltre a “Five Four Fun” degli High Five, Fabrizio ha pubblicato “Sol!” con il Latin Mood composto da Javier Girotto (co-leader), Natalio Mangalavite, Marco Siniscalco e Luca Bulgarelli, Lorenzo Tucci, Bruno Marcozzi, più l’ospite special Raul Midón. E, sempre nello stesso anno, il funanbolico duo con Antonello Salis per la Parco della Musica Records: “Stunt”, che gli è valso la vittoria del Top Jazz come Miglior disco del 2009 e anche come Miglior trombettista dell’anno. Ha partecipato inoltre al progetto inedito, realizzato da Roberto Gatto e dedicato al rock progressivo, inciso anche per la serie Jazz Italiano Live 2008 del La Casa del Jazz / L’Espresso ed è presente anche in un altro progetto realizzato nella stessa collana, “Omaggio a Fabrizio De André. Nel 2009, dopo un’apparizione in qualità di ospite speciale al Festival di Sanremo, (cui aveva già partecipato la precedente edizione con Sergio Cammariere) al fianco della giovane promessa Simona Molinari, ha partecipato al progetto “About a Silent Way” di Maurizio Martusciello con Francesco Bearzatti, Eivind Aarset e Aldo Vigorito, pubblicato prima in allegato a Musica Jazz per celebrare i 40 anni dell’opera di Miles Davis e poi uscito per la casa discografica Itinera. È parte del quartetto Complete Communion di Aldo Romano, con Henri Texier e Geraldine Laurent, progetto dedicato alla figura di Don Cherry. I cinque hanno registrato all’inzio del 2010 il primo album per Dreyfus.

JAVIER GIROTTO
Javier Edgardo Girotto nasce a Cordoba nel 1965. Si avvicina alla musica grazie al nonno materno A. L. Caroli. Studia al Conservatorio Provincial De Cordoba e al Berklee College of Music, dove si diploma cum magna laude. A 25 anni si trasferisce nel nostro paese e per intraprendere la sua carriera professionale di musicista. Dà vita e anima a numerose formazioni jazz, particolarmente sensibili agli influssi latini: su tutte citiamo ancora gli Aires Tango, con i quali incide ben 7 dischi, gemme di un percorso in cui Girotto è stato accompagnato sempre dal plauso incondizionato del pubblico e della critica. Infinite sono inoltre sue le collaborazioni: da Enrico Rava a Roberto Gatto, dal trombonista Gianluca Petrella alla pianista Rita Marcotulli, ma anche Bob Mintzer, Randy Brecker, Danilo Perez, Paolo Fresu, Furio di Castri, Bill Pierce, Tony Scott, Bob Moses, Danilo Rea, Maurizio Giammarco, Toni Servillo, Mercedes Sosa, Natalio Mangalavite, Dado Moroni, Stefano Bollani, Michele Rabbia, Nicola Piovani ecc…
ascolta i Fabrizio Bosso & Javier Girotto Latin Mood su iTunes…
sito web: Fabrizio Bosso
sito web:
Javier Girotto

giovedì 23 febbraio 2012 – Auditorium Gazzoli, Terni (ore 21)

BORIS SAVOLDELLI
“BIOCOSMOPOLITAN”

BORIS SAVOLDELLI, voce, pianoforte, strumenti vocali, sampler

“Uno spettacolo sfavillante e musicalmente attraente” (Time Out New York); “una voce attraente, idee interessanti e soli eccitanti” (Howard Mandel-Presidente della American Jazz Journalists Association); “una voce che provoca gioia” (Seattle Times); “senza dubbio un genio” (Iouri Lnogradski Caporedattore di Jazz Russia Magazine e Jazz.ru); “uno spettacolo straordinario” (All About Jazz New York); “un vocalist prodigioso” (Ezio Guaitamacchi, direttore del mensile Jam); “un talento unico” (Vortex Jazz Magazine, UK); “la magia di una caleidoscopica vocalità e musicalità” (Il Mucchio); “una variante moderna di Bobby McFerrin e Al Jarreau” (IoPages Magazine Netherland); “uno dei cantanti più intriganti degli ultimi anni” – (Arnaldo DeSouteiro – Jazz Station Records- New York); “semplicemente un cantante superbo” (Mark Murphy). Queste sono solo alcune delle parole scritte su Boris Savoldelli dalla stampa musicale di tutto il mondo.
BORIS SAVOLDELLI
Classe 1970, Boris è un vocal performer dotato di folgorante personalità. Affascinato da sempre dallo “strumento voce” e dalla sua gamma espressiva, intraprende prima gli studi classici e poi, grazie al suo mentore Mark Murphy, si dedica al jazz e alla ricerca di nuove possibilità d’espressione vocale. Tappa fondamentale per la sua carriera è stata nel ‘08 la pubblicazione del cd “Insanology” (con il prezioso contributo, in due brani, di Marc Ribot). In questo lavoro Savoldelli mostra il suo “light side”, con brani di ispirazione melodica. Il disco ottiene lusinghiere recensioni in tutto il mondo (Italia, USA, Brasile, Francia, Inghilterra, Olanda, Russia, Germania, Israele) e alcuni importanti riconoscimenti, come l’essere incluso fra i 10 migliori album di jazz vocale del ‘08 dall’Annual Jazz Station Poll del produttore e critico Arnaldo deSouteiro (produttore di Herbie Hancock, John Mclaughlin e Joao Gilberto). Lo stesso Boris figura anche al terzo posto nella categoria migliori Cantanti Jazz, dopo nomi storici come Tony Bennet e Al Jarreau. Anche nel ‘09 Arnaldo deSouteiro inserisce Boris tra i migliori Cantanti Jazz ma, questa volta, al secondo posto. Nel giugno ‘09 Savoldelli pubblica “Protoplasmic”, disco dalle tinte fortemente free-avanguardistiche, che rappresenta appieno il suo “dark side”, con composizioni dal carattere decisamente sperimentale. Il cd, registrato a New York in duo con Elliott Sharp, è prodotto dalla Moonjune. Anticipato dal video clip “The miss kiss”, il nuovo disco per sola voce di Boris “Biocosmopolitan”  viene prodotto e pubblicato ancora una volta dalla Moonjune. Il 2011 segna la preziosa collaborazione di Savoldelli con Paolo Fresu e Jimmy Haslip. Numerose sono le sue performance di successo dal vivo: nel ‘08 al “The Stone” di New York (il cui direttore artistico è John Zorn), i Vocal Solo tours in Russia e Ucraina nel ‘09, ‘10 e ‘11, l’esibizione al Chapel Performance Space di Seattle, ancora a New York al Garage nel Village e allo Shrine ad Harlem. Nel ‘09 ha partecipato a Fasano Jazz e nel ‘10 al festival Time in Jazz di Berchidda e Time in Sassari (diretti da Paolo Fresu).
sito web: Boris Savoldelli

venerdì 9 marzo 2012 – Auditorium Gazzoli, Terni (ore 21)

MAURO CAMPOBASSO & MAURO MANZONI QUARTET
OMAGGIO A STANLEY KUBRICK “EARS WIDE SHUT”

MAURO CAMPOBASSO, chitarre, samplerSTEFANO SENNI, contrabbasso
MAURO MANZONI,
sassofoni, clarinetto, samplerFRANCESCO CUSA, batteria e percussioni

L’idea di Ears Wide Shut è nata un paio di anni fa tra quattro amici cinefili e cultori di Stanley Kubrick: Mauro Campobasso, Mauro Manzoni, Pino Bruni e il sottoscritto. Tra chiacchiere a ruota libera, discussioni appassionate e giochi dell’immaginazione maturò l’idea di realizzare un montaggio di sequenze dai film di Kubrick per musicarlo con una nuova colonna sonora: il tutto in un concerto multimediale. Il progetto sarebbe stato prodotto dalla “Società del teatro e della musica Luigi Barbara” di Pescara, di cui sono direttore artistico, nell’ambito della stagione 2008-2009. Un’idea nata anche sulla scia di una mostra su Kubrick curata a Pescara da Pino Bruni, che ci aveva consentito di incontrare e conoscere la moglie Christiane Kubrick e il cognato Jan Harlan. D’altra parte questa prossimità al mondo kubrickiano, la vivevamo già grazie a Emilio d’Alessandro, uno degli storici collaboratori del regista, cui da qualche tempo ci legava e ancora ci lega una profonda e affettuosa amicizia. Il jazz che accompagna i film (ovviamente muti) è diventato una sorta di sottogenere fortunato. Ma con Kubrick è un’altra storia. Anzitutto si tratta di cinema sonoro: il montaggio, forzatamente senza audio per consentire l’esecuzione della nuova musica, va a eliminare un elemento essenziale dell’opera, che può uscirne snaturata e impoverita. E poi Kubrick è stato regista musicale per eccellenza: dalla fine degli anni Sessanta ha ridefinito i paradigmi della relazione tra montaggio delle immagini e musica di repertorio, e si è spinto fino alla rielaborazione e trasformazione di opere preesistenti. L’audiovisivo kubrickiano è divenuto una sorta di totem di riferimento, un complesso di valori e pratiche inestricabili che hanno incatenato le immagini e la musica a doppio senso: difficile oggi immergersi nel Requiem di Ligeti senza pensare al monolito di “2001 Odissea nello spazio” o inoltrarsi nel labirinto di “Shining” senza essere terrorizzati dai suoni di Penderecki. Per questa ragione operare sui frammenti di Kubrick si annunciava come un’operazione ad alto rischio di fallimento. Però, lavorandoci sopra, si è delineato qualcosa d’inaspettato: proprio per la sua unicità, il mondo sonoro kubrickiano ha acquisito nel tempo una sua autonomia, quasi fosse una realtà indipendente, slegata dalle immagini e soggetta a regole proprie. L’intera sfera musicale del suo cinema diventa un corpus unitario, un universo autoriale, un repertorio: che non è fatto solo dai celebri brani classici preesistenti (come il Rossini di “Arancia meccanica” o lo Schubert di “Barry Lyndon”) ma accoglie di tutto, dalle canzoncine demenziali (avete presente I Want to marry a lighthouse keeper che esce da una radiolina a casa dei genitori di Alex?) alle danze irlandesi (Barry Lyndon), dai ballabili anni Sessanta (in Lolita), al romantico tema d’amore (Spartacus) a standard come Blame it on my Youth (in Eyes Wide Shut). Con queste premesse, il repertorio kubrickiano preso nel suo insieme può offrirsi quale punto di partenza per nuove musiche – raccolto, smontato, rielaborato – senza che questo stravolga l’originale rapporto con i film. È con questo spirito che è stato creato “Ears Wide Shut”, sviluppato musicalmente sulla traccia visiva montata per associazioni iconografiche e tematiche da Pino Bruni.
Stefano Zenni

ascolta Ears Wide Shut (Homage to Stanley Kubrick) su iTunes…

sito web: Mauro Campobasso

venerdì 23 marzo 2012 – Auditorium Gazzoli, Terni (ore 21)

QUINTORIGO
“PLAY MINGUS”

VALENTINO BIANCHI, sassofonoANDREA COSTA, violino
GIONATA COSTA
, violoncelloSTEFANO RICCI, contrabbassoMICHELE FRANCESCONI, pianoforte
SPECIAL GUEST: GABRIELE MIRABASSI
, clarinetto
“Quintorigo Play Mingus” è un acclamato spettacolo, già protagonista di una fortunata tournée nei più prestigiosi teatri e festival della Penisola, con il quale i Quintorigo hanno trionfato nel referendum Top Jazz come migliore formazione jazz, oltre a piazzare il relativo album fra i migliori tre dell’anno. Quintorigo play Mingus è una rilettura moderna e affascinante di uno dei più innovativi geni del jazz moderno: Charles Mingus (1922-1979). Mingus è stato un artista capace di lasciare un’impronta indelebile nella storia della musica del ‘900, esercitando una profonda influenza sui musicisti contemporanei e lasciando un’eredità preziosa per tutti coloro che oggi suonano, amano e ascoltano la musica jazz. Il progetto “Quintorigo play Mingus” nasce, a 30 anni circa dalla scomparsa del grande contrabbassista, da un amore incondizionato da parte del gruppo nei confronti del musicista e dell’uomo Charles Mingus. Nel concerto vengono proposti gli arrangiamenti in stile Quintorigo dei brani più celebri di Mingus e presenti anche nel disco, affiancati dalle letture di alcuni passi significativi della sua autobiografia e alcuni elementi scenografici che impreziosiscono ulteriormente l’esibizione. Il risultato agli occhi del pubblico è una sorta di coinvolgente e poetico dialogo fra Quintorigo e Mingus, fra jazz e contaminazioni, fra musica vecchia e nuova, fra passato e presente, dove sarà possibile leggere uno spaccato della società americana ante e dopoguerra, con riferimento alle tematiche razziali, politiche e di costume.

QUINTORIGO
I Quintorigo propongono un originale mélange di suoni e generi musicali: classico, rock, jazz, punk, reggae, funky, blues nei quali gli esecutori dimostrano eccellenti doti di versatilità. I Quintorigo si sono formati nel 1996. Si fanno conoscere al grande pubblico partecipando al Festival di Sanremo 1999 con “Rospo”. Lo stesso anno vincono il Premio Tenco. Si presentano nuovamente a Sanremo nel 2001 con “Bentivoglio Angelina”. Nel 2005 John De Leo (voce) si separa dal gruppo; da qui i Quintorigo si dedicano al progetto su Charles Mingus con la voce femminile di Luisa Cottifogli. Dal 2008 inizia la collaborazione con il cantante Luca Sapio. Fra le collaborazioni più importanti: Roberto Gatto, Franco Battiato, Enrico Rava, Gabriele Mirabassi, Antonello Salis, Carmen Consoli e Ivano Fossati.

ascolta i Quintorigo su iTunes…

sito web: Quintorigo

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